Roberto's profileLa Corte del Re CremisiPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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June 28 W per WendettaE' arrivato Valter Weltroni. Tremate gente, tremate. Ma... ma c'è un "MA"...
MA io sosterrò una contro-candidatura per riunire la sinistra, come suggerisce l'ottima blogger Lameduck: il candidato in questione non è filoamericano, è direttamente americano. Non è diplomato in cinematografia e cinefilo, ma apprezzato attore e regista. E' democratico, progressista, ecologista: insomma, forse è più a sinistra del buon postcomunista Walter. Vive in Italia per buona parte dell'anno, e ha dimostrato sensibilità per le problematiche locali e ambientali (zona Lago di Como).
Insomma, l'avrete capito: io come premier voglio George Clooney (che magari rimette pure a posto le finanze scassinando il caveau del casinò di Campione d'Italia). E poi pensate alla campagna elettorale: niente spreco di denaro, giusto qualche manifesto in giro; poi l'ultima settimana faccia a faccia in TV con Berlusconi: il nano spara cazzate, George fa un bel sorriso e ammicca alla telecamera. 20 milioni di voti femminili piovono compatti sul PD. E Silvio, dal basso dei suoi tacchi, del suo mascara, dei suoi trapianti capelliferi, è fottuto. Anzi: he's fucked up. Go George!
Rob
June 22 KillerIn onore di uno degli ultimi liberal rimasti in Italia.
"Marco Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio." (Indro Montanelli)
Rob
June 20 La Chiamata del MastodontePremessa 1: ho avuto la fortuna di vincere il biglietto per il concerto di Machine Head+Mastodon+Caliban grazie a una webzine. Premessa 2: non ho vinto un biglietto per un concerto, ma per un GRANDE concerto.
Alla cassa tutto fila liscio: nome, carta d'identità e mi viene consentito l'ingresso. Il Live di Trezzo si è spostato da un lato all'altro dell'autostrada rifacendosi il look, e pare che all'ingresso non sia più richiesto il tesseramento: ottimo, quei tre euro li ho sempre vissuti come un piccolo furto. Inoltre, sorpresa graditissima, si suona all'aperto! Spazio e palco nuovo (e accattivante): baratto volentieri qualche insetto troppo invadente con l'afa spaventosa che si sarebbe sviluppata al chiuso. Mentre varchiamo la soglia i Caliban, cinque crucchi dediti a un metalcore senza troppe pretese di originalità: la band però è sufficientemente solida da tener desta l'attenzione della gente, e alcuni passaggi particolarmente ritmati cominciano a far agitare qualcuno sotto il palco. Intanto mi guardo in giro, verifico i prezzi della birra, osservo la variegata umanità metallara, uno spettacolo sempre interessante: il grosso del pubblico (il Live si va riempiendo) dimostra un'età tra i 25 e i 30 anni, segno che i Machine Head, tra alti e bassi, hanno fatto la storia. Ma chi, dopo che i Caliban hanno salutato la folla tra giusti applausi, la storia si appresta a farla qui e ora sono loro, i Mastodon. Ammetto di essere qui forse più per loro che per i Machine Fuckin' Head, e una percentuale non trascurabile di pubblico dotato di maglietta dei Tool sembra pensarla come me. E i Mastodon la storia la fanno, eccome. L'hanno già fatta su cd con gli ultimi due incredibili album, Leviathan e Blood Mountain: adesso il segno hanno deciso di lasciarlo (indelebile) direttamente sul palco, e in 50 minuti di set fanno e disfano, creano e smontano, dipingono tra tocchi sublimi e pennellate violente. Non serve molta interazione col pubblico, basta la musica, una mazzata sonora dopo l'altra: la forma-canzone viene violentata, stuprata, abusata e poi rimessa in piedi con una maestria imbarazzante. Questo è post-hardcore, post-metal, post-rock, post-psichedelia, post-tutto: è una lezione di come si possa fare propria la storia della musica, smontarla fino nei dettagli e ricomporla in qualcosa di nuovo, alieno e meraviglioso. Sulle prestazioni individuali c'è poco da eccepire: chitarre chirurgiche, un cantante massiccio, espressivo e perfetto per il Mastodon-sound, un batterista che, libero di spaziare, si sbizzarrisce tra i sentieri di una selvaggia creatività. Gli applausi si sprecano, io sono assolutamente in visibilio. Lo stesso Robb Flynn compare su un lato del palco durante l'ultimo pezzo, visibilmente compiaciuto, come a dare la sua benedizione. La vetta artistica della serata: letteralmente Mastodontici. Il tempo di approntare il palco per gli headliner (e per me di ingurgitare una sostanziosa birra) e i Machine Head possono cominciare il loro massacro. Perchè di massacro si è trattato: una devastazione sonora ottenuta con metodo, potenza, impatto, tecnica. La band viaggia compatta come un carroarmato, il volume è alto (pure troppo per i miei gusti... a livello dei Mastodon sarebbe stato l'ideale) e mr. Flynn ha la folla in pugno (nell'altro pugno stringe uno dopo l'altro numerosi bicchieri di alcolici e superalcolici che, canzone dopo canzone, andranno tutti a finire tra il pubblico assetato). Robb ha imparato bene l'italiano: sa dire “Ciao Milano”, “Grazie”, “Salute” (ad ogni brindisi) e “Porco XXX”. Il pubblico ha mostrato a gran voce il suo apprezzamento per ciascuna di queste parole. Riguardo alle canzoni, si è attinto sopratutto dall'ultimo e ottimo The Blackening, transitando per Burn My Eyes e Through The Ashes Of Empires: niente da dire, ogni canzone dal vivo mieteva le sue vittime, specialmente nel pit che si è venuto a creare tra le prime file. Dopo un'ora e mezza, l'esecuzione di “Davidian” chiude degnamente le danze dando l'ultima mazzata. Posso andarmene soddisfatto: i Machine Head hanno degnamente nutrito la mia fame. All'anima e al cuore avevano già pensato i Mastodon Rob
PS: un grazie di cuore a Porte e Zambo per la compagnia.
June 18 Lo schianto del '47Questo vuole essere PICCOLO tributo a un album IMMENSO.
I protagonisti sono gli Atomship, un trio di musicisti americani. L'opera è il loro album di debutto, "The Crash of '47": non va confuso con un semplice disco. E' un'esplosione di talento, di suoni, perfino di colori. Il drumming di Chad Kent è potente, superbamente fantasioso, ricco di groove, percussionistico quando serve, profondo, a tratti ipnotico. Un Neil Peart schizofrenico non avrebbe saputo fare meglio. Chitarre e performance vocale sono semplicemente perfette: questi ragazzi del Mississipi hanno studiato bene la lezione dei Tool e ora sono saliti in cattedra in prima persona. E' come se la band di Maynard James Keenan si fosse fusa per un giorno con i Rush: provate ad ascoltare brani come Pencil Fight, Mothra, Withered e capirete. Se invece anche i nomi di Tool e Rush non vi dicono nulla...beh, ne avete di strada da fare, miei cari. Per tutti gli altri, procuratevi questo disco: è un ordine! Non ne sarete delusi :)
Rob
PS: sul sito potete ascoltare parecchie loro canzoni. Enjoy...
June 14 Aria d'estateCorro, corro per la città. L'estate si affaccia, ancora un po' timida e ritrosa, tra un temporale e l'altro: io comincio a tastarla e annusarla, i quartieri iniziano a sudare, a scoprire lembi di pelle, a spogliarsi e rivestirsi di una cappa d'afa ineluttabile. D'inverno tutto è cristallizzato. D'estate ogni cosa pervade le vie, le case, le menti.
Accellero il ritmo intorno al parco, poi su per la salita. Sotto un sole a perpendicolo comincio a boccheggiare: respiro, e mi sembra di inspirare vapore. Posso sentire i rivoli di sudore sulla pelle, devo essere caldo e umido come tutto ciò che mi circonda.
E' il sesso a pervadere l'aria e le strade: saranno sciami di feromoni impazziti, o che Venere si giovi di calore e umidità per i suoi piacevoli e peccaminosi fini? E' l'ansia di un orgasmo sospeso per mesi, un'ansimante vendetta collettiva contro giorni e giorni sprecati in attese e compiti volgari: lavoro, studio, talk show, aperitivi, moniti papali, supermercati, tasse, fitness, scadenze, vestiti...ora il sole scioglie tutto quanto . La giunonica signora di colore seduta in attesa dell'autobus, accarezzata dall'ampia veste cangiante color cobalto, sembra pensarla come me; la coppia di probabili diciassettenni accoccolati sull'erba, anche. Intanto sono arrivato in cima, mi rimane la lunga discesa del ritorno. Un sorso d'acqua fresca è un interludio delizioso, sia mentre scorre per la gola che quando cola fra i capelli giù fino alla schiena.
Sto transitando davanti alle porte aperte di un centro commerciale, quando vengo investito da un fiotto di aria condizionata: questo semplice evento ha qualcosa che lo rende semplicemente osceno. E' la stessa atmosfera che si deve respirare in un obitorio. Anche un solo respiro, secco e gelido, è di troppo.
E' passata un'ora e parecchi chilometri, sono arrivato davanti alla porta di casa. Entro, sfinito, e sento che mi sto portando tutto dentro: il sudore, il caldo, i feromoni cittadini ormai fermentati, l'afa, l'estate.
Sono i benvenuti.
Roberto
June 07 P.D.Non troppo tempo fa mi consideravo un Credente, qualunque cosa ciò voglia dire. Era un'etichetta che mi accompagnava piacevolmente, blandamente. Oggi, tornando a passo deciso dalla biblioteca - zaino in spalla, orecchie intasate dagli auricolari - mi divertivo (sacrilego!) componendo un piccolo Pantheon personale. Sequenze di nomi, possibilmente uniti da un qualche nesso. Logico, ma anche no. Richard Dawkins, biologo. Antonio Damasio, neuropsicologo. Aspetta, ho trovato: Dawkins... Damasio... continuiamo: Daniel Dennett, filosofo. Anche lui con la lettera D, fantastico! Addirittura doppia D, nome e cognome (“ADDirittura Doppia D”, poi, contiene un sacco di D). E' un segno del destino. Ecco, appunto, Destino: Douglas Hofstadter, matematico. Un po' forzato, lo so. Douglas è il nome. Ma concedetemelo. Avanti... Daniel Gildenlow, musicista. Poi uno Special guest: Deoxyribonucleic acid, o DNA: un acido nucleico. Io credo sia in Daniel che nel DNA. E' il mio Pantheon, entra solo chi voglio io. Per esempio D'Alema non ci entra, nonostante la D. Questo è un PD (Pantheon con la D), non un PD (Partito Democratico).Sono sicuro che, se ci rimuginassi sopra un altro po', non avrei difficoltà a trovare altri degni nomi, altri semiDei (la D, sempre la D) in cui credere. Perchè l'importante è che io creDa in loro (o in quello che hanno detto: in questo senso anche un ateo può credere in Gesù di Nazareth). Nel DNA io ho fiducia, eccome. E anche in lui, stavo per lasciarlo fuori: Charles Robert Darwin, naturalista E poi il sottovalutatissimo: Erasmus Darwin, filosofo, naturalista, nonno del suddetto Charles Ma quello che è davvero buffo (e me ne sono accorto solo alla fine, dopo aver chiuso temporaneamente il cancello d'ingresso al mio Valhalla) è che ho lasciato fuori un ospite d'eccezione, nonostante il suo incontestabile Diritto d'ingresso: sto parlando di lui, di Dio. La D c'è, ma il problema è l'inDifferenza. Ho cose ben più importanti di Lui a cui pensare, e un sacco di tempo futuro per aprire i cancelli del mio Pantheon. Se Dio non è fuori dalle porte ad aspettare, il problema non si pone. Se invece Dio è lì in fila d'attesa, sono sicuro che pazienterà. Rob |
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